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Borgio Verezzi |
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| Viaggiando da est verso ovest lungo l’Aurelia,
tra Finale e Pietra, appena superato il capo della Caprazoppa, si
incontra un piccolo, ma affascinante borgo rivierasco: Borgio Verezzi.
Con l’immancabile torre di vedetta e la sua “parte alta”, ovvero
Verezzi, ancora immersa nel verde di mandorli, carrubi e olivi e con le
tipiche case disposte a terrazza come nella migliore tradizione
mediterranea, questa località ha conquistato un posto di rilievo nel
panorama artistico nazionale e internazionale per essere sede di un
importante festival teatrale, giunto nel 2000 alla trentaquattresima
edizione. Da ammirare, oltre alla struttura complessiva del borgo, con le sue case addossate le une alle altre, gli stretti passaggi, i ponticelli aerei gettati tra un edificio e l’altro (tali strutture, come più volte ricordato nella presentazione di altri Comuni del Ponente, avevano uno scopo difensivo, essendo queste località esposte ad attacchi pirateschi da parte dei cosiddetti “saraceni”), le diverse chiese e la nota piazzetta di Verezzi. Sul poggio esiste ancora uno dei pochissimi superstiti molini eolici del mediterraneo del tipo fenicio. Oltre a puntare sulla cultura e sulla natura, Borgio Verezzi naturalmente gioca le sue carte sul turismo balneare. |
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Cenni Storici |
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| I primi cenni storici ci vengono dai
Romani, i quali occuparono la Liguria molto gradualmente portando avanti
lo sviluppo della Via Aurelia per collegare a Marsiglia. Ma i traffici
lungo questa via non erano mai sicuri, le tribù dei Liguri assalivano
continuamente i convogli romani con la tattica della "guerriglia", senza
mai affrontare uno scontro diretto. Infatti Roma riuscì a sottometterli
vincendo l'unica battaglia in cui i due eserciti (ingauno e romano) si
affrontarono in campo aperto. Con l'accrescersi degli scambi commerciali e soprattutto degli impegni militari, l'impero romano ebbe l'esigenza di costruire una strada capace di essere percorsa dalle grandi macchine da guerra. L'imperatore Augusto, nel 13 a. C., fece costruire la via Julia Augusta. La strada, in buona parte della regione, ricalcava il tracciato della Aurelia, ma nella nostra zona si discostava da essa snodandosi molto più all'interno. Il tracciato della Julia Augusta, da Vado Sabatia a Borgio, è stato individuato in modo preciso. Nel tratto di Borgio le due vecchie strade sono ancora efficienti: l'Aurelia è via Santuario, la Julia Augusta è via Pian dei Rossi. Con l'avvento del Cristianesimo, anche per la Liguria iniziò il periodo dell'evangelizzazione. Una pia leggenda dice che fu S. Pietro a fondare la prima comunità cristiana della zona, in "San Pietro di Varatela", località sita sopra il paese di Tirano. La chiesa di S. Pietro fu affidata ai monaci benedettini, unitamente a molti possedimenti che giungevano fino al rio Botassano di Borgio. Sulle rovine del Pollupice i monaci di S. Benedetto iniziarono la loro opera, creando il primo centro di civiltà cristiana nella nostra zona. Alla morte di Carlo Magno (814) l'impero entrò in crisi. Sul finire del 950 venne incoronato re d'Italia Berengario II, il quale decise di dividere la Liguria in tre marche, che prendevano il nome dal nobile posto a capo. I nomi erano: Arduinica, Aleramica e Obertenga. La marca Arduinica si estendeva dal regno di Provenza fino al fiume Pora, alle porte di Finale, rendendo Borgio e Verezzi paesi di confine. Le marche erano divise in comitati. Borgio (Burnus Albingaunum) e Verezzi (Veretio o Veretium) rimasero a lungo con questo assetto territoriale, tranne un breve periodo in cui furono acquistati dal marchese di Finale (1212), per poi tornare al vescovo di Albenga. Nel 1385, papa Urbano VI, prigioniero del re di Napoli, chiese aiuto alla Repubblica di Genova dietro compenso di 60 000 fiorini. Poiché, liberato, non disponeva di tale somma la Santa Sede cedette alla Repubblica il Borgo ed il castello della Pietra con le Ville di Borgio e Verezzi, Giustenice, Tirano e altre terre. Inizia così un periodo aureo per le nostre terre, destinato a durare fino alla venuta di Napoleone. Quattro secoli in cui è cresciuta la vita civica, il senso del "Comune" e il concetto di vita repubblicana, con l'elezione dei propri rappresentanti da parte del popolo. La Repubblica era divisa in podesterie: Borgio e Verezzi facevano parte della podesteria della Pietra con il nome di ville. Ogni villa era retta da tre consoli, eletti dai cittadini, i quali rispondevano direttamente al podestà residente alla Pietra. Genova voleva mantenere distinta l'autorità ecclesiastica dal potere civile e per questo favorì la nascita di feste civili fra cui, la più importante, era il Con fuoco (Cunfögu). Per noi "U Cunfögu" si svolgeva alla Pietra la domenica prima di Natale, dove i rappresentanti delle ville si recavano per rendere omaggio al podestà. Durante la cerimonia viene bruciato, al centro della piazza, una grande quantità di alloro. Le ceneri di alloro venivano conservate perché "propiziatrici di ogni bene terreno". In primavera poi il podestà si recava a Borgio per ricevere i "Dovuti omaggi" dai consoli delle ville. Dalla piazza della chiesa il corteo, composto dal podestà, dai consoli e i notabili del luogo, proseguiva fino al centro della villa di Borgio. Il podestà riscuoteva le "Gabelle" o "avarie" e donava simbolicamente alla popolazione la bandiera della Repubblica di Genova. Entrambe le cerimonie descritte si ripetono ancor oggi. La difesa costiera, minacciata dai cosiddetti "Turchi e Barbareschi", era affidata al corpo militare della Podesteria della Pietra. Verezzi e Borgio dovevano garantire contingenti ben precisi per i servizi di guardia, giorno e notte, al castello della Pietra. Questo sistema difensivo garantiva sicurezza a Pietra, Verezzi non aveva problemi grazie alla sua posizione strategica, al contrario Borgio era scoperta e indifesa non disponendo di alcun baluardo. A causa di ciò molte famiglie si trasferirono a Verezzi. Nel 1560 i borgesi rimasti chiesero alla repubblica di Genova il permesso di costruire una torre difensiva. Il Senato inviò Antonio Rodaro con un progetto di torre difensiva e con l'incarico di dirigere i lavori. L'opera fu subito intrapresa e nel 1564 fu compiuta. Questo baluardo è ancor oggi esistente e integro, si trova nella parte occidentale di Borgio, incastonato nelle case più antiche del centro storico urbano. Negli anni successivi i borgesi capirono che i Torrione non era sufficiente in casi di attacco e chiesero ed ottennero il permesso di costruire un baluardo difensivo in grado di ospitare tutta la popolazione. Fu così che nel 1588 terminarono la costruzione del "Forte di Borgio". Nel XVII sec. Le truppe dei Savoia occupano tutte le Podesterie fino al territorio di Tirano. Ultimo baluardo di Genova a ponente era la Podesteria della Pietra con le Ville di Borgio, Verezzi e Giustenice. Le truppe piemontesi avanzarono ancora e il 30 maggio 1625, sotto le mura di Pietra, si svolse la battaglia decisiva. Per una serie di eventi favorevoli e per l'eroismo dei pietresi, le truppe savoiarde furono respinte in due assalti successivi. E' certo che a questa battaglia presero parte anche uomini di Borgio, di Verezzi e di Giustenice. In periodi di paura come questo si trovava svago in alcune feste tradizionali. Una di queste feste era la Turba, che aveva luogo a Borgio e a cui partecipavano tutti gli abitanti della Podesteria. La Turba è il carnevale di Borgio con origini antichissime. Sfilavano carri e maschere allegoriche, gruppi in costume e venivano simulati anche rapimenti da parte dei "mori-saraceni". Questa tradizione si è rinnovata fino agli anni '50, con le ultime sfilate del dopoguerra. Dalla seconda metà del '600 fino a tutto il '700 il livello sociale migliorò notevolmente e i pericoli di sbarchi da parte dei Saraceni si andarono man mano esaurendo. Alla fine del 1700 i borgesi chiesero di poter costruire una chiesa sui resti del "Forte" , ormai inservibile. Nonostante la generale crisi che affliggeva gli altri centri, Borgio già aveva accumulato la somma necessaria e perciò le fu concesso il permesso. I lavori iniziarono nel 1789 e terminarono nel 1808. La chiesa è a navata unica, la facciata è in stile neoclassico. L'Ottocento si apre con l'arrivo dell'esercito di Napoleone, che dopo la battaglia di Loano, trovava un grosso ostacolo a Borgio: il tratto di Aurelia non poteva sostenere il transito delle macchine da guerra francesi. Con lavori imponenti la vecchia via Romana fu ribattezzata dalla gente con il nome "Via Napoleonica". Caduto Napoleone, si giunse al Congresso di Vienna del 1815, con una triste pagina di storia per la Liguria: la Repubblica di Genova fu annessa al Piemonte, piombando così in una monarchia assoluta. La Liguria, saccheggiata di ogni bene dai francesi e con attività portuali ridotte al minimo, si vide offesa anche nel proprio orgoglio di nazione. Ma gli abitanti furono capaci di trarre nuova linfa, proprio dal mare. Nuovi commerci, relazioni con l'America, portarono presto i liguri al livello di prima, aggiungendo anche la cantieristica e l'industria genovese. Nel 1885 Verezzi ruppe il proprio isolamento inaugurando la "Carrozzabile" Borgio-Verezzi. La strada permise di rivoluzionare tutti i sistemi di trasporto fra Borgio e Verezzi. |
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Da Vedere |
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Spesso, per indicare i borghi liguri, si usa l’aggettivo “saraceni”; e i
pirati “saraceni” erano infatti i tanto temuti invasori che venivano dal
mare e che spingevano le autorità locali a trasformare paeselli e
cittadine in veri e propri “forti”, con mura, torrioni e strutture
arroccate, accentuando quell’”arroccamento” già dovuto alla natura
stessa del territorio, visto che, spesso, le colline e le montagne
sembrano sorgere direttamente dal mare e i centri abitati sono
letteralmente incastrati tra la costa e le alture. Borgio Verezzi conserva ancora il suo bastione o torrione, una tozza torre di avvistamento e di segnalazione che, come molte altre lungo la costa, furono edificate a metà del ‘500 (questo è datato 1564). Per quanto riguarda il cosiddetto “Mulino fenicio”, il mondo nordafricano e mediorientale si riaffaccia in quel di Borgio con una particolare struttura che avrebbe, appunto, origine fenicia e che sarebbe stata introdotta in Spagna e in Italia (che con la cultura “moresca” ebbero molto a che fare). Ne esistono, pare, solo altri due esempi in Europa, proprio in Spagna e in Sicilia, ma quello di Borgio Verezzi sarebbe il meglio conservato. Le pale del mulino sono poste all’interno del torrione e il vento le muove passando attraverso varie feritoie, che incanalano l’aria in modo da far funzionare il mulino anche con la minima brezza. Diversi sono i luoghi di culto che meritano una visita. Presso il cimitero sorge la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel XVI e poi rimaneggiata in epoche successive, che presenta affreschi del sec. XV e un bel campanile romanico a cuspide. Accanto al Mulino fenicio si trovano invece il Santuario di S.Maria Maddalena (Maria Regina Mundi) e la Chiesa di S.Martino, con all’interno un dipinto raffigurante il patrono di Verezzi, S. Martino di Tours. Vicino alle due chiese vi è una campana i cui rintocchi sono dedicati a tutte le mamme del mondo. Sull’omonima piazzetta dove hanno luogo le rappresentazioni teatrali sorge la piccola chiesa di Sant’Agostino. Se Verezzi ha San Martino, il patrono di Borgio è San Pietro Apostolo, al quale è dedicata una chiesa barocca. Al Santo era già stata intitolata un’antichissima chiesa, costruita sulle rovine della stazione romana Pollupice, prima del Mille; il campanile fu eretto nel 1076 (data certa, scolpita su una pietra) e poi ritoccato in epoche successive; modifiche alla chiesa furono fatte attorno al 1400, nel 1453, intorno al 1500 e nel 1688, quando l’abside fu trasformato da rettangolare a ottagonale. La chiesa è a tre navate, ottimo esempio di romanico-gotico, con campanile a due ordini di bifore e cuspide a piramide poligonale. L’altare maggiore è del 1721. La chiesa divenne oratorio di Santo Stefano (sede dell’omonima confraternita) nel 1808; nel 1960, per intervento di Papa Giovanni XXIII che lo dichiarò “insigne”, divenne Santuario della Madonna del Buon Consiglio. |
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Il Festival Teatrale |
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Nato nel 1967 ad opera del "Comitato Manifestazioni Culturali di Borgio
Verezzi" - fondato da Enrico Rembado e dalla signora Maria Valentinotti
Rossi - come iniziativa locale a scopo prevalentemente turistico, il
Festival Teatrale di Borgio Verezzi ha gradatamente assunto un ruolo di
prestigio nell'ambito dei Festival Nazionali ed Internazionali e del
teatro di prosa in generale. Il primo spettacolo rappresentato nella suggestiva piazzetta di Sant'Agostino nel borgo di Verezzi fu I due volti del medioevo, allestito da attori dilettanti del Piccolo Teatro Città di Savona guidato dalla signora Luciana Costantino. Lo spettacolo, che univa sacro e profano nei testi di San Francesco d'Assisi, Jacopone da Todi e Folgòre da San Gimignano, fu preparato con l'aiuto spontaneo e generoso degli abitanti del luogo e pur essendo "teatro di paese" ebbe un notevole successo attirando subito l'attenzione della stampa e delle opinioni locali. Dal 1968 il Festival fu patrocinato dall'Ente Provinciale per il Turismo, che a partire dal 1970 divenne ente organizzatore fino all'anno 1991, quando tutte le competenze passarono al Comune con il sostegno e la collaborazione di diversi enti pubblici e privati quali il Ministero del Turismo e Spettacolo (oggi Ministero per i Beni e le Attività Culturali), la Regione Liguria, la Provincia di Savona, la Camera di Commercio di Savona, l'Azienda di Promozione Turistica "Riviera delle Palme", la Comunità Montana "Pollupice", la Cassa di Risparmio di Savona, la Fondazione CARISA, la Fondazione CARIGE, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Mariani, Del Monte Quality, Omnitel Vodafone, e altri. Insignito dell'alto Patronato del Presidente della Repubblica a partire dal 1996, nel 1998 il Festival Teatrale ha aderito all'associazione Federfestival (oggi Italiafestival), in seno all'AGIS nazionale che riunisce i più importanti Festival estivi che si occupano di teatro, danza, musica e arti in genere. Il Festival Teatrale di Borgio Verezzi fino ad oggi si è sempre svolto durante il periodo estivo - attualmente ha luogo fra la seconda metà del mese di luglio e la prima metà del mese di agosto - ampliando negli anni la sua durata e il numero degli spettacoli rappresentati. Si tratta di spettacoli prodotti e coprodotti e spettacoli ospiti, spesso nati dalla collaborazione e dal gemellaggio con altri importanti Festival, con compagnie private e teatri stabili di rilevanza nazionale. Il Festival Teatrale di Borgio Verezzi ha sempre dato la precedenza al teatro di tradizione, proponendo i classici per eccellenza (Goldoni, Shakespeare, Molière, Pirandello, e altri) che hanno fatto grande il teatro a livello internazionale, e dedicando proprio a loro negli anni '80 la Rassegna del Teatro Classico per i nostri giorni. Successivamente è stato scelto un tema annuale che facesse da filo conduttore del Festival Teatrale, affiancando ai classici alcuni spettacoli contemporanei oppure inediti o inusuali, proponendo al vasto pubblico amante della tradizione qualche "provocazione" capace di aprire gli orizzonti artistici e tematici del Festival stesso. La tendenza degli ultimi anni è stata quella di aumentare la presenza di testi di autori contemporanei, in collegamento con il mondo dello spettacolo a tutto campo (cinema, circo, danza, musica, letteratura..), pur senza rinunciare alla prosa tradizionale. Gli scenari del Festival Teatrale si sono moltiplicati nel tempo, grazie alla ricchezza paesaggistica e naturale di cui gode il paese. Oltre alla più nota Piazza Sant'Agostino, il Festival ha trasformato in palcoscenico Piazza San Pietro, la Cava dei Fossili a Verezzi, le Grotte Valdemino e in ultimo il nuovo cinema teatro Vittorio Gassman, inaugurato il 26 marzo 2001. Nonostante la tradizionale preminenza data alla suggestiva piazzetta che ben si offre come scenario teatrale naturale, la Cava dei Fossili ha assunto un ruolo importante negli ultimi anni '90 con il cosiddetto "Progetto Giubileo" che ha visto la rappresentazione delle due cantiche Inferno e Purgatorio all'interno della Cava rivisitata in chiave dantesca. Le Grotte Valdemino sono invece diventate quasi un appuntamento fisso del Festival Teatrale, offrendo uno scenario suggestivo per rappresentazioni ricche di atmosfera. Dallo scorso anno anche il Gassman è entrato a pieno titolo nella rosa dei luoghi scenici del Festival |
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