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Finale Ligure |
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| Le bellezze delle Liguria arrivano dal
mare, passano dalla costa fino all'entroterra. basta un'occhiata a
Finale: turismo, sport, cultura, itinerari nella natura. Finale Ligure è
costituito da tre nuclei (Finalborgo, Finalmarina, Finalpia) e sei
frazioni (Calvisio, Gorra, Olle, Perti, S.Sebastiano, Varigotti). Vi si arriva con l'autostrada da Genova verso Ventimiglia (casello di Finale Ligure), in treno o approdando al porticciolo di S.Donato che ospita circa 700 posti barca (servizi a terra e fondali da 2 a 4 metri). L'abitato di Finalborgo (XIII secolo) è circondato da mura merlate, dalla torre di Porta Reale si arriva a piazza Garibaldi e poi al Palazzo del Tribunale. Da qui per via Beretta, lungo la strada spagnola (1666), si vede il forte di S.Giovanni e si raggiunge Castel Gavone. Nel borgo, invece, si incontrano Santa Caterina, Porta Testa con la torretta ottagonale. Porte minori (Mezzaluna e Romana) garantiscono l'accesso al nucleo. A Porta Reale c'è la collegiata di S.Biagio (campanile del '400). Finalmarina scorre parallela alla spiaggia con due percorsi pedonali e giardini. Piazza Vittorio Emanuele II era centro commerciale di Spagnoli e Genovesi. Verso il mare, un arco celebra Margherita, figlia di Filippo IV di Spagna, diretta in Austria dal suo sposo l'imperatore Leopoldo I (1666); accanto un datario realizzato con i fiori. Attraverso il centro i palazzi più belli: De Ferrari (architettura ligure del '600, con colonne a impreziosire la scala interna), poco lontano Battaglieri (con stemma Del Carretto), De Raymondi, Buraggi. Risalta la facciata della Chiesa di S.Giovanni Battista. In fondo alla via, l'altro arco è dedicato a Carlo Alberto di Savoia all'inaugurazione della galleria della Caprazoppa. Nei pressi l'Oratorio dei Neri o di Maria Maddalena dei Pazzi (iniziato nel 1697, detto "dei Neri" per il colore delle cappe della Confraternita) in barocchetto ligure. In via Brunenghi il convento dei Cappuccini, in via Torino, la facciata del Teatro "Sivori" con i motivi musicali, intitolato al violinista allievo di Paganini. Prima del porto c'è Finalpia abbracciata alla Chiesa di Santa Maria e sul promontorio il Mausoleo del generale Enrico Caviglia, eroe della Grande guerra. Più a ovest Varigotti, borgo marinaro (XIV secolo), sul cui Capo restano strutture bizantino-longobarde, distrutte da Genova (1341) che interrò il porto. |
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Cenni Storici |
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| La zona è stata abitata dall’uomo fin
dalla Preistoria come testimoniano le caverne delle Arene candide e
della Polléra), i reperti e le tracce di insediamenti. In epoca romana
(a partire probabilmente dal 181 a.C.) furono consolidate e tracciate le
vie di comunicazione, soprattutto la via “Aemilia scauri” risalente al
17 a.C. ancora visibile in Val Ponci.Nel 124 d.C., l’imperatore Adriano
volle restaurarla e vi fece costruire nuovi ponti. Non sono rari
rinvenimenti di strutture e manufatti dell’epoca. Altra strada
importante è la via “Julia Augusta” che verso Gorra, si dirige fino a
Borgio. Nella zona di Finalborgo è individuata l’antica “Pollupice”, nodo stradale romano. Nel Medioevo, Finale fu dominata da Bonifacio del Vasto e dalla famiglia dei Del Carretto (1142) che alla fine del XII secolo ne fecero un potente marchesato. Enrico II fondò Finalborgo nel 1188 e Castel Govone divenne residenza dei marchesi. Il Finale, riconosciuto dall’Impero, rimase sotto l’influenza di Genova per tutto il XIV secolo che, per ottenere un maggior controllo innalzò le fortificazioni di Castelfranco (1365) all’inizio di Marina. I Del Carretto, alleati con i Visconti di Milano, riacquisirono il potere, ma nella guerra tra Milano e Genova, Finale assediata e tornò a Genova (1448) che ne approfittò per fortificare il territorio e rase al suolo il Borgo. Alfonso I Del Carretto riottennero dall’Imperatore Massimiliano la totale investitura del marchesato, con il permesso di battere moneta. Dopo una nuova occupazione milanese, alterne vicende, sollevazioni popolari e pretese genovesi, il governatore spagnolo inviò 8mila soldati a occupare il territorio che passò alla Spagna (1598). Nel 1707, nella guerra di successione spagnola, Finale fu cadde in mano all’Austria che la vendette a Genova. Passò al Regno di Sardegna e di nuovo restituito a Genova. Nel 1794 fu la volta dei francesi, vittoriosi sulle truppe Austropiemontesi e nel 1797 nacque la giurisdizione delle Arene Candide con Finalmarina capocantone e capoluogo. La dominazione francese (1805-1814) integrò il territorio nel Dipartimento di Montenotte, mentre dal 1815 passò nuovamente al Regno di Sardegna, nel 1869 alla provincia di Genova e divenne parte di quella di Savona nel 1927. Personaggi Famosi. Gian Andrea Aycardi, filosofo e studioso di giurisprudenza, ambasciatore del Marchesato alla corte di Filippo V di Spagna. Giovanni Boine, letterato, scrittore e filosofo, amico tra gli altri di Prezzolini e Papini. Pietro Paolo Bonora, architetto, lavorò in Liguria, artefice del Castello Wuillermin sulla collina del Gottaro, noto anche in Argentina ed Eritrea. Stefano Cagna, partecipe della trasvolata Italia-Brasile con Italo Balbo. Renato Castellani, regista di “Nella città l’inferno” con Anna Magnani e Giulietta Masina, “Mare matto” con Jean Paul Belmondo e diversi sceneggiati per la tv, tra cui le vite di Leonardo da Vinci e Giuseppe Garibaldi. Enrico Caviglia, militare, direttore in seconda dell’Istituto geografico della Marina, ebbe diversi incarichi nella Prima guerra mondiale (comando della Brigata Bari sul Carso, VIII Armata sul Piave), senatore e ministro della Guerra, fece ritirare con la forza D’Annunzio da Fiume; divenne Maresciallo d’Italia ed ebbe il collare della Ss Annunziata; con la caduta di Mussolini (Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943) fu proposto come Capo del Governo. Fabrizio Del Carretto, politico e linguista fu ambasciatore dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Giorgio Gallesio, conte, fu ministro plenipotenziario della Repubblica di Genova, segretario di legazione al Congresso di Vienna. Emanuele Rossi, nato a Varigotti, è famoso per aver portato l’acqua potabile e la luce elettrica in ogni casa. Ne parlarono molti letterati e scrittori: da Italo Calvino a Cesare Pavese, da Primo Levi a Gina Lagorio, da Victor Hugo ad Anton Giulio Barrili. |
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Da Vedere |
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| Il Civico Museo del Finale ha sede
nell’ex convento di Santa Caterina (1359, ricostruito due secoli più
tardi con due chiostri rinascimentali e adibito dall’800 al 1965 a
penitenziario). La visita si svolge lungo un percorso cronologico. Si
parte dagli eventi geologi intervenuti a determinare la struttura del
territorio finalese. La prima sala raccoglie infatti documentazione, rocce, reperti fossili, dati sui fenomeni e l’evoluzione del territorio fino alla comparsa dell’uomo (materiale su tecniche di caccia, riti e arte rupestre). Da notare lo spazio dedicato alla “pietra di Finale”, calcare costituito da microorganismi fossili, e quello dedicato alle formazioni carsiche che hanno dato vita a caverne e caverne.Subito dopo si “entra” nel Paleolitico con pezzi che provengono dalle caverne della zona: dall’Arma delle Manie (strumento ricavato da mandibola di orso speleo e schegge) a quella delle Fate (nucleo di quarzite).Seguono resti del rinoceronte di Merck (Arma), di pantera (Fate), dell’Uomo di Neanderthal, lo scheletro di orso speleo. Una zona specifica che spiega i segreti delle tecniche archeologiche, sempre con reperti unici da Paleolitico a età del Bronzo. Meritano attenzione le sepolture con oggetti ornamentali, la prima ceramica, spilloni in osso, lamelle in ossidiana, materiali recuperati dal Villaggio delle Anime di Perti (recinto di muri di pietra a secco). Ci sono poi i corredi funebri delle necropoli di Isasco e Perti e alcune anfore recuperate in mare. Si passa poi all'età del Ferro, all’epoca romana (necropoli di Marina), al Medioevo e alla modernità con monete, oggetti sacri e altre ceramiche. La visita è chiusa dalle immagini del Finalese, perché dice la guida, il museo vuol stimolare i visitatori a ritrovare fuori ciò che è stato presentato nelle teche. Il museo civico è aperto tutti i giorni: dal martedì al sabato (nell’orario 9,00-12,00 e 14,30-16,30), domenica e festivi solo in mattinata. Giornata di chiusura il lunedì. Da vedere con attenzione anche la grotta dell’Arma delle Manie, sempre aperta, vicina alla Chiesa parrocchiale, raggiungibile in auto. La Chiesa di S.Biagio ha un campanile ottagonale stile lombardo, con tre ordini di bifore e scodelle a palmette in blue cobalto, giallo antimonio, verde ramina (XV secolo). Rifatta in epoca barocca, ha tre navate e cupola. Spiccano le “Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria” (1513) e l’opera unica in tre parti di Oddone Pascale (1533) sulla morte di Santa Caterina. La Cappella Madonna delle Grazie ha colonne rifasciate di Castel Gavone. A destra del presbiterio “S.Biagio tra i Ss. Paolo, Pietro, Caterina e Cristoforo”, polittico del Pancalino (1540). Altar maggiore, gruppo marmoreo “Battesimo di Cristo” e balaustra (1799) sono di Domenico Bocciardo. Nella parte alta dell’abside “S.Filippo in gloria” dello Spoleti. Al centro, il pulpito barocchetto di Pasquale Bocciardo (1765), all’ingresso il mausoleo di Sforza Andrea Del Carretto (1604) di Battista Orsolino. Santa Caterina in Finalborgo e gli affreschi della Cappella Oliveri. Il Convento, approvato da Innocenzo IV (1359), appartiene al Comune di Finale Ligure che l’ha valorizzato come sala conferenze e mostre. Sui capitelli del primo chiostro gli stemmi dei marchesi, sugli altri motivi floreali e religiosi. Si conservano la “Madonna col bambino” attribuita a Taddeo Bartolo (‘300), “Storie bibliche” di Oddone Pascale, “San Tommaso d’Aquino tra i santi” di Giovanni Barbagelata (1502 circa), “Nozze mistiche” (1513) e la “Madonna del Rosario”, ricondotta al Tamagni (fine XV secolo). Imperdibile la visita alla Cappella di testata con il ciclo di affreschi della famiglia Oliveri, opera a due mani, come dimostrano l’ “Assunzione” da una parte e la “Fuga in Egitto” dall’altra. Da citare la “Disputa al Tempio” e gli Oliveri in abiti penitenziali. Influenze lombarde negli archi e nel colonnato. La Basilica di S.Giovanni Battista (nella foto a lato) o dei Cappuccini (1619-1675) sorge sulla pieve altomedioevale. La facciata è presa fra due campanili (1762), nelle tre navate all’interno le colonne binate e l’altar maggiore (1767) in marmo policromo, il tabernacolo con colonne a tortiglione e ai lati del pallio due volti d’angelo. Del Bruschetto le opere sulla volta e i tre affreschi sulla vita del Battezzatore. Tra le dodici Cappelle la più ricca è quella dell’Immacolata con una statua della Madonna del 1681 e nella volta l’Assunta del Merano (1632-1698). La Cappella di Sant'Antonio è l’unica senza colonne: in quella di Sant'Andrea spicca il quadro che ne raffigura la morte; in quella di San Giuseppe è curiosa la tela con il dettaglio di angioletti che giocano con i ferri da falegname. La Basilica offre inoltre un crocifisso attribuito al Maragliano, un archivio storico e reperti bellici. Si arriva a Nostra Signora di Pia percorrendo via Santuario. La Chiesa a un’unica navata (1729) sorge sopra una cappella medioevale (di cui conserva il campanile romanico-gotico) per volontà di Biagio Del Carretto che vi insediò i Benedettini olivetani. Il Santuario divenne poi parrocchia di Finalpia, animata dagli Olivetani e nel tardo ‘800 passò ai Sublacensi. Dell’antico monastero restano solo il chiostro in pietra di Finale, colonne e capitelli. Sopra l’altare l’ancona marmorea che racchiude l’icona (1728); tra le opere spiccano la “Deposizione” di Andrea Della Robbia e una tavola del ‘400, attribuita a Nicolò da Voltri, forse parte centrale di un polittico con “Madonna, Bambino e Santi”. Nella sala capitolare (XVI secolo) la mostra di arredi e oggetti sacri. A levante dell’abitato di Varigotti sorge la Chiesa di S.Lorenzo vecchio, caratterizzata da un campanile a vela, dall’ingresso con due porte e cinque monofore. La navata è unica con abside quadrata; lungo le pareti interne corre una panca in muratura e restano tracce di un finto schienale. Nel 1586 S.Lorenzo fu trasferito a S.Antonio (XV secolo) del quale rimangono il campanile tardo romanico e la navata della Confraternita. Fu aggiunta la Cappella della Madonna. Spiccano la copia della tela “Madonna del Rosario” (1625-1713); il tabernacolo ligneo (XVI secolo); il polittico di S.Lorenzo con i Ss Pietro e Antonio Abate; all’ingresso il Crocifisso tra i Santi (XVIII secolo) e “S.Pietro”. L’altar maggiore in marmo è di Pietro Ripa (1726). Castel San Giovanni fu edificato dagli Spagnoli a difesa di porta Mezzaluna (1640-1644), inglobando la torre medioevale. Dopo ampliamenti e abbandoni, fu destinato a carcere duro femminile, poi dismesso (inizi XX secolo) e recuperato più recentemente. Di fianco, Castel Gavone (nella foto a lato) (vi sostò l’imperatore Corradino di Svevia), distrutto nella guerra contro Genova (1447-1452) e subito ricostruito, passò a Spagnoli e Genovesi che, per ordine del governatore Antonio Spinola, lo demolirono (1715). Rimasero parti dei muri perimetrali, sotterranei e la Torre dei Diamanti, rivestita di spuntoni di derivazione padana (fine XV secolo), senza però le volte. Sulla linea di valico, sorge la Chiesa medioevale di S.Eusebio di Perti con un polittico del ‘500. Nel campanile a vela, una croce di piastrelle policrome spagnole. Sotto l’abside poligonale della Chiesa gotica si conserva una cripta romanica (XI secolo). Una terza Chiesa (1714-1733), di fianco è a pianta ottagonale. Dietro l’abside, il sentiero porta alla Cappella dei Cinque Campanili o di Ns di Loreto (imitazione della Portinari in S.Eustorgio a Milano). Da qui, interna a tre strutture difensive, si accede alla Chiesa di S.Antonino (Bric Sciamarco) che conserva l’originale parte absidale. Nell’area sono stati ritrovate ceramiche di origine nordafricana e oggetti che affermano una presenza femminile. Sempre a Perti la Chiesa di San Sebastiano, alla Rocca la Cappella di S.Carlo e la Caverna di Polléra. Altre testimonianze storiche il campanile con quattro piani di bifore del XII secolo di S.Cipriano a Calvisio Vecchio (abside altomedievale, ma impianto romanico) e quello del ‘300 di S.Bartolomeo (con maioliche liguri e ispaniche) a Gorra, i resti del Castrum Picae e la Torre Belenda (‘300, con due bifore, caminetto a piano terreno, pavimento in mattoni a spina di pesce) presso Monticello, le torri di Capo Caprazoppa e della Punta di S.Donato. Diversa la natura di Varigotti: costituita da nuclei di case arroccate con torri di vedetta contro le scorrerie turche. Nei nomi le vicende: Cà dei Mori, Chien Pino, Costa con le sue rovine e Capo che fu abitato dalla prima metà del ‘600 (la torre su punta Crena fu chiamata Castello). |
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Viaggio nella Storia e nelle Tradizioni Finalesi |
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| Le attività tradizionali del Finale ruotavano attorno ai tessuti e ai
panni con diverse filande. Lungo il torrente Aquila i mulini, mentre
erano sparse le botteghe dei fabbri, i frantoi, le fabbriche di sapone.
Fino alla metà dell’800 esistevano ancora 5 cartiere. Un prodotto tipico
è la pietra di Finale che risale a 26 milioni d’anni fa, originata da
frammenti fossili di gusci di organismi marini, di molluschi e pesci
cementati tra loro, da depositi dei corsi d’acqua della zona.La natura
calcarea è la stessa delle Dolomiti, tra il rosa carnacino, il bianco
caldo e il rosso mattone. Di varia durezza, è molto apprezzata in
edilizia interna ed esterna e utilizzata in lavorazioni artigianali. Tra i frutti della natura vanno degustati l’uva e i vini (nell’entroterra con il Barbarossa di Carbuta e il Lumassina di Feglino adatto per le “lumasse” ovvero le lumache), le olive speciali che crescono sulle terrazze in collina e che, “spremute” artigianalmente nei frantoi, danno dolci olii per condimento. Le piante spontanee regalano distillati, olii essenziali e, con una piccola collaborazione, miele confezionato anche dai frati di Finalpia (di acacia per i diabetici, al castagno per migliorare la circolazione). E ancora la frutta con i fichi e le albicocche di Calvisio, gli odorosi tartufi neri, i broccoli. A Finale la cucina ligure acquista sfumature particolari: dal cavolo ripieno a focacce e focaccette fino ai dolci con amaretti, chifferi di mandorla, baci. A Finalborgo si possono gustare i “gubeletti”, dolci ripieni di marmellata. La tradizione si riflette negli appuntamenti. Quello più consueto è il mercato settimanale che si svolge il giovedì sul lungomare di Finale e allestito da moltissimi banchi di ogni genere, dall’abbigliamento alla frutta e verdura, dagli articoli per la casa ai formaggi, dalla profumeria ai giocattoli. Tutti i primi sabati e domeniche del mese si tiene invece il mercatino dell’antiquariato a Finalborgo Il 3 febbraio si festeggia S.Biagio a Finalborgo; a giugno
luminarie, processioni, falò per S.Giovanni Battista (24) e S.Pietro
(29, i rioni finalesi disputano il Palio marinaro dei gozzi e, durante
la processione, si fanno sobbalzare le casse processionali). Il viaggio nel Finale parte dall’alba della preistoria. Basta recarsi
sull’Arma delle Manie (reperti di 75mila anni fa), alla Caverna delle
Fate (manufatti da 40mila a 120mila anni fa) o alle Arene Candide
(ritrovamenti di 18mila-10mila anni fa). Qui la tomba del “Giovane
principe” (una delle più ricche del Paleolitico) e altre sepolture.
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