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Pietra Ligure |
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| E’ il celebre castello sulla roccia, in pieno centro
cittadino, a dare il nome a questa località sita alla foce del Torrente
Maremola. Le prime tracce di un insediamento umano nella zona risalgono al Neolitico, ma è in epoca romana (stagione di guerre e di commerci), quando sorse un Castrum, un fortilizio, che la località assunse rilevanza strategica, coinvolta nella costruzione del proseguimento della via Aurelia fino alla Provenza; attraversando il territorio della Pietra si collegavano gli importanti centri di Albenga e Vado e così si ebbe un forte impulso allo sviluppo economico. In età longobarda intorno al castello sorse il borgo medioevale, incastrato tra il colle Trabocchetto e il Maremola, ma il Borgo Vecchio – il centro storico, con le sue cinque vie parallele intersecate da stretti vicoli – sorse in epoca feudale, quando Pietra era contesa tra i Marchesi del Carretto e il Vescovo di Albenga, che alla fine ne riprese il possesso. Noto centro turistico-balneare, un tempo famosa per i suoi cantieri navali e tutt’oggi polo della sanità ligure grazie alla presenza dell’Ospedale Santa Corona, fu visitata dall’esule Ugo Foscolo, che così la descrisse nel febbraio del 1799: «Vado a Pietra per consolarmi ai raggi del sole e a bere di quelle aere vivaci». |
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Cenni Storici |
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| Forse già caposaldo bizantino, il Castrum Petrae fu
occupato prima dai Longobardi nel 641, poi dai Franchi (e vittima nel X
secolo di moltissime incursioni saracene). Nel Medioevo passò al Vescovo
di Albenga, il quale, usando le basi dell’antica fortificazione, vi
eresse il castello che ne divenne poi la residenza. Nel 1395 Papa Urbano VI la cedette alla Repubblica di Genova che la eresse a podesteria; nel 1419 fu occupata dai Marchesi Del Carretto di Finale e quindi restituita al Vescovo di Albenga nel 1528. Tornata alla Repubblica di Genova ne restò proprietà sino all’epoca napoleonica. La città aveva intanto sviluppato una sua vocazione marinara e cantieristica; dal 1738 Genova aveva promosso lo sviluppo dell’economia, portando all’espansione urbanistica con la costruzione del quartiere della Marina; dal 1815, anno dell’annessione al Regno di Sardegna, e per tutto il secolo l’attività legata al mare si ampliò ulteriormente. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’antico quartiere dell’Ajetta fu distrutto dai bombardamenti degli Alleati che, il 29 giugno 1944, tentavano di colpire il ponte ferroviario; sei le vittime. Il quartiere fu ricostruito negli anni ’60. Il Maremola, torrente inquieto. Il nome deriva dalla “maremma”, dalla palude che si era creata nella bassa pianura alla sua sinistra e nella quale rifluiva anche acqua salmastra. Una zona malsana, dunque, la cui bonifica risultava indispensabile, così come la costruzione di argini che trattenessero il torrente nel suo alveo: preoccupazioni queste che affliggevano gli antichi Pietresi, come si legge nelle cronache del 1600. E dalle cronache dei secoli passati si può ricavare la storia dei vari ponti e soprattutto delle piene che ne danneggiarono e ne fecero crollare più d’uno. Il
Maremola straripò nell’aprile del 1604, nel 1693, nel novembre del 1738,
nel settembre 1743 e nell’ottobre dell’anno successivo. Nel 1756 il
ponte di legno finì trascinato a mare. Altre piene seguirono e si arrivò
al 1780, quando fu costruito il ponte – a “schiena d’asino” e con la
“cappelletta” – che sarebbe durato fino al 1933 (anno di una disastrosa
piena che costò la vita a quattro persone). Il ponte non era adatto ai
veicoli, che passavano a guado. |
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Da Vedere |
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Il Castello. Ha una superficie di 272 mq, una sala quadrangolare
(armeria) di 48 mq e i parapetti, muniti di feritoie, sono alti circa 30
m.. Sulla terrazza crescono rigogliose alcune piante. Accanto al
Castello ed ad esso collegato sorge il palazzo Leali-Franchelli, già
palazzo Grammatica (XVIII sec.), con notevoli affreschi e testimonianze
storiche (il testamento di Andrea Doria). Non sono visitabili (proprietà
privata). La chiesa di San Nicolò. E’
la “chiesa nuova” che i Pietresi decisero di realizzare per celebrare il
miracolo della liberazione dalla peste avvenuto l’8 luglio 1525. Fu
iniziata nel 1752 (disegni degli architetti Montaldo e Fantone) e
inaugurata nel 1791, anche se ancora incompleta. La maggior parte dei
lavori furono terminati nel 1858. Nel 1887 subì i danni del terremoto
(quello che distrusse Bussana). In località Trabocchetto su cui sorge il Parco Ortobotanico del Comune di Pietra Ligure fu donato alla città dai fratelli Martini di Genova nel 1966.Si pensò di costruirvi la scuola media, ma, avendo poi scelto per tale scopo un altro luogo, nel 1979-80 iniziarono i lavori di sistemazione del parco, nel quale si trova la statua, realizzata nel 1856 dallo scultore genovese sordomuto G.B. Origoni, di Agostino Tambuscio. Originario di Cervo, alla metà dell’800 si dedicava alla produzione di olio e farina, macinando olive locali e grano sbarcato dalla lontana Odessa negli impianti detti “i Molinetti” (dove oggi sorge il complesso di Milanomare). Tambuscio è raffigurato vestito da giudice, con tanto di atti processuali in mano: la sua passione era, infatti, quella di imbarcarsi continuamente in cause legali ed era solito difendersi da solo. E proprio queste troppe cause e la crisi della sua attività dovuta alla rivoluzione industriale lo ridussero in rovina. Interessato alle scienze occulte, lanciò una maledizione a chiunque avesse spostato la statua dal suo sito originale (cosa che avvenne, senza conseguenze, nel 1968), mentre pare porti fortuna toccargli la folta barba. Il parco è intitolato a Pietro Toesca (Pietra, 1877 – Roma, 1962), insigne studioso di storia dell’arte medioevale.
Tra le feste religiose,
oltre alle due patronali di San Nicolò (l’8 luglio, per ricordare il
miracolo e il 6 dicembre), si segnalano quella dell'Assunta (15 luglio),
quella di S. Bernardo a Ranzi (20 agosto), della Nostra Signora del
Soccorso (8 settembre) oltre alla già citata Santa Caterina a novembre.
Spettacoli pirotecnici per Ferragosto e San Silvestro. Tra le
manifestazioni, possiamo ricordare il Meeting Auto e Moto d’Epoca
(anteriori al 1950) in primavera, organizzato dalle Associazioni dei
Bagni marini, degli Albergatori e dei Commercianti. Sempre in primavera
si tiene l’International Music Competition, concorso per giovani
musicisti organizzato in collaborazione con l’Associazione “F. Geminiani”.
Intenso il calendario dei concerti (musica classica, pop, jazz…) con
nomi di richiamo. Il mercato settimanale è
il sabato, e l’ultimo weekend del mese si tiene il mercatino
dell’antiquariato. Mercatino estivo sulla passeggiata. La domenica prima
di Natale è il giorno del Confuoco, che rievoca l'antica cerimonia di
omaggio ai Dogi o ai Magistrati da parte dei rappresentanti della città.
Durante la manifestazione si incendia il ceppo di alloro e dal movimento
delle fiamme e delle scintille si traggono auspici per l'anno nuovo. |
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L'entroterra |
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| RANZI è divisa in tre borgate (SS. Concezione, Sant’Antonio
e Santa Liberata). Nella piazzetta antistante l’antica cappella della
Santissima Concezione (XVII sec.) per il Corpus Domini si realizza la
“Stella di Ranzi” (infiorata). Proprio recentemente la Cappella dei SS. Fabiano e Sebastiano, facente parte della parrocchia di San Bernardo Abate, è stata oggetto di restauri urgenti al tetto e alla facciata. Il culto dei due martiri di epoca romana ai quali è dedicata la cappella è celebrato a Ranzi da tempi assai remoti. Alla cappella sono legate le vicende degli ordini monastici, in particolare dei Benedettini, con riferimenti all’abbazia di San Pietro in Varatella a Toirano e a tutto il complesso di luoghi di culto dei quali è ricchissimo il nostro entroterra. All’interno del vecchio borgo rimangono i vecchi frantoi (gumbi). Un esempio degli attrezzi della civiltà contadina si può ammirare anche sulla passeggiata a mare di Pietra, dove sono esposti un gumbu (frantoio) del Marchese del Carretto di Balestrino (datato XVII secolo) con la macina di pietra e il torchio in legno per la spremitura delle olive e una noja (noria) della metà dell’800 per pescare acqua nei pozzi. Salendo da Ranzi, (attraverso una vegetazione costituita da pini e querce ai quali si aggiungono salendo noccioli, lecci, castagni e faggi) si oltrepassa il colle delle Pere, incontrando resti di trincee della Seconda Guerra Mondiale, e si raggiunge la zona di San Martino, a 450 metri di altitudine. Qui, nei pressi del crocevia formato dalle tre mulattiere che salgono da Giustenice, Ranzi e Verzi di Loano, sorge l’omonima chiesetta campestre di epoca medioevale. Salendo ancora, in località Castagnabanca si incontra un’antica costruzione di pastori in pietra a secco. Il percorso prosegue fino ai prati dei Giovi, dove sorge il rifugio CAI Pian delle Bosse (841 m). In località Castagnabanca è sorto alla fine degli anni ’80 un osservatorio astronomico amatoriale, con attrezzature notevoli (ha una cupola girevole motorizzata di 6 metri, un sistema di osservazione computerizzato e due potenti telescopi). E’ gestito dall’Associazione Astrofili Orione. Nell’immediato entroterra di Pietra si incontrano i Comuni di GIUSTENICE (l’antico borgo ove “Ius Tenens”, si teneva giustizia, diviso in diverse frazioni e celebre per il suo “Luglio Medioevale”, elaborata rievocazione storica) e TOVO S. GIACOMO (da visitare il Museo dell’Orologio in frazione Bardino Nuovo e la parrocchiale di Bardino Vecchio con campanile trecentesco). |
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